Tapones

Santo Domingo è una metropoli. Molto estesa, perché la città è cresciuta tantissimo negli anni e continua a crescere (da qualche anno soprattutto in altezza, visto che si moltiplicano le altissime torri, i grattacieli che sostituiscono le vecchie case a uno o due piani con patio e giardino).
Le distanze sono abbastanza grandi, e gli spostamenti non semplicissimi.
I dominicani non sono propriamente dei guidatori diligenti ed ordinatissimi.
I passaggi da una corsia all’altra – tanto per dirne una – sono repentini: per evitare una buca enorme, per un sorpasso, per una fria di troppo (birra), o anche semplicemente per rimettersi in marcia dopo una sosta; e non sempre si mette la freccia: soprattutto gli autisti (choferes) degli scalcinati carritos tirano semplicemente il braccio fuori dal finestrino.
E poi qua si sorpassa a destra, perché non esiste corsia lenta e corsia veloce, al semaforo rosso uno se non vengono macchine può meterse (andare a destra), insomma un casino.
Con una metropoli tanto grande e un traffico cosį caotico bisogna, come in qualsiasi grande città, abituarsi ad avere a che fare con i tapones, gli ingorghi frequenti negli orari di punta (ma purtroppo non solo).
Fondamentale, in questo caso, l’aria condizionata in macchina, se si vuole evitare una sauna.
Perché un tapón può significare andare a rilento, o anche stare fermo un’ora.

Qui mi hanno spiegato (vado molto in taxi) che a parte quelli normali all’ora di punta, quando si creano tapones di solito è per colpa di un Amet (polizia dedicata al traffico).
O perché è un incapace, o perché deve bloccare il traffico per far passare la carovana di auto blu (che qui sono enormi suv neri) del Presidente o del politico di turno.

Nel tapón, tutti (tutti) suonano il clacson.
A lungo, insistentemente.
Non serve a niente, ma non possono proprio trattenersi.
Non serve a niente perché i carritos e le guaguas si fermano in mezzo alla strada per far scendere una persona, o per imbarcarne un’altra. E non gli passa manco per la capa che dietro tutti stanno suonando il clacson: ci si prende il tempo che serve, con serafica e indifferente calma.

La stessa calma con la quale gli autisti dei ricchi aspettano i loro capi.
Li aspettano sotto casa la mattina per portarli al lavoro o a fare commissioni, li aspettano fuori della sala riunioni o del ristorante, li aspettano anche fuori dell’hotel dove incontrano la querida di turno.
E molto spesso, quando aspettano, stanno in macchina. A volte col motore acceso e l’aria condizionata a palla,
La sensibilità per l’ambiente e l’inquinamento è ancora poco diffusa, e poi fa caldo.

Una volta, alle 7 del mattino mi sono svegliato per il fumo dello scappamento di una qualche macchina, che entrava dallo spiraglio aperto della finestra (al terzo piano del residence dove vivevo), e mi faceva sentire come in un sogno con Calindri nella pubblicità del Cynar. Sono sceso di casa tra il furioso e l’assonnato e ho cosí individuato la fonte dell’incubo e del prematuro risveglio: una vecchia ma elegante berlina Lincoln, con un distinto signore sulla cinquantina, intento a leggere il suo libro; motore acceso, finestrini chiusi, climatizzatore a palla, in attesa di chissà chi, magari nessuno, più probabilmente un diplomatico o manager da portare in ufficio.
Gli faccio toc toc, abbassa il finestrino, gli dico che el humo del motor llega hasta mi cama, mi risponde disculpe, ya està apagado, e spegne.
Un signore. O, per lo meno, una persona amable.
Che è una dote tipica dei dominicani, che spero non perdano mai.

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Una Risposta

  1. I sorpassi a Derecha sono molto frequenti sulla Las Americas, Autopista Duarte, ma anche sulla Maximo Gomez e così via. I Dominicani alla Guida dei loro Carros sono degli incoscienti. Hola Francisco, Ciao nel salutarti.
    Franco Tiberi – Maestro d’Arte – Grafico Pubblicitario e fotografo.

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