No entiendo

Ad oggi sono 9 mesi che vivo nella Repubblica Dominicana, e ci sono ancora cose del vivere quotidiano che non comprendo e ci convivo (e altre che non comprendo e mi danno i nervi).
Certo, il tempo aiuterà a conoscere e capire sempre di più, ma il tempo serve anche ad abituarsi, assuefarsi, accettare magari passivamente ciò che invece colpisce, stupisce, a volte indigna il nuovo arrivato.
E se da un lato questo è normale ed anche auspicabile per una migliore integrazione, convivenza e sopravvivenza, dall’altro vorrei fare in modo di mantenere un punto di vista terzo, laico, da esterno; che magari riconosce e comprende ciò che vede e gli accade, anche quando raro, ma non per questo lo archivia automaticamente come normale, accettabile e ineludibile.
Il rapporto con la basura (monnezza) è un esempio, forse il più lampante. Buste di spazzatura buttate per strada, ad ogni angolo, anzi: davanti ad ogni casa, perché dicono che così è abituato il dominicano, e se mettono i cassonetti se li fregano. Epperò in questo modo si nutrono cucarachas e ratones (grandi anche come conigli), le strade puzzano, camminare a piedi diventa un camel trophy.

Gli apagones sono un altro esempio: buona parte della città convive con i blackout programmati, da tot ora a tot ora a seconda della zona. Pare che sia una vendetta contro gli allacci clandestini e le bollette non pagate: che importa se così si punisce indiscriminatamente tutti, anche e soprattutto quelli che la luce la pagano (e salata!) ma che non si possono permettere un costoso generatore. Provate a pensare quanto può dare fastidio (per usare un eufemismo) vivere nella turistica e costosa Zona Colonial, e stare sabato e domenica senza luce per dodici ore di fila, e per varie settimane di seguito – quando proprio nel weekend potresti dedicarti alla lavatrice ed altre faccende domestiche.
Sono soltanto due esempi (potrei continuare, con questioni anche più gravi, come la crescente mancanza di sicurezza o la egualmente crescente corruzione) delle cose di questo Paese che non comprendo, che credo si potrebbero risolvere con uno sforzo non enorme, di buona volontà se non addirittura di buon governo, e che invece sono e continuano ad essere così, se non peggio.
Perché solo poche isolate voci si levano a segnalare e protestare, mentre la maggioranza della popolazione mi sembra accetti passivamente, subisca sconsolata; tanto è inutile, fa caldo e non vale la pena sforzarsi.
Non vorrei essere frainteso: se vivessi nel terzo mondo, in un villaggio di case di fango con tetto di foglie di banano, comprenderei e non avrei molto da protestare. Ma questo è un Paese civile, avanzato anche se si definisce ancora in fase di sviluppo, ma che nel frattempo si vanta dei suoi progressi e in molti casi si propone come modello per l’area.
Io vivo in una metropoli di oltre 3 milioni di abitanti, dove ci sono più jeepetas/SUV che in Italia, dove l’affitto mensile di un appartamento di 2 camere in una “torre” vista mare (le torri sono i lussuosi grattacieli che spuntano come funghi) costa anche 2500 dollari, dove si contano più mall/centri commerciali che a Roma o Milano (e qui IKEA ha deciso di aprire il primo store di tutto il Sudamerica), dove certo le contraddizioni e i contrasti sono tanti, ma questo non può bastare a spiegare e giustificare tutto quello che non va.
I politici sono corrotti, i funzionari pure, la polizia non ne parliamo. Questo spiega le cose che non funzionano, questo mi dicono sempre tutti, dal tassista al costruttore, dal colmadero al giornalista, dal barbiere al direttore creativo.
E la cosa incredibile è che non si tratta di vox populi: la notizia è riportata tranquillamente dai media, anche da quelli più paludati e filogovernativi, senza che però ciò determini una rivolta o – che so – per lo meno lo sdegno generale.
Tempo fa per esempio mi è capitato di leggere su un giornale i risultati di un’indagine condotta da Gallup (serissima società internazionale): “las cinco instituciones consideradas como las más corruptas en el país son los partidos políticos (52.5%), la Justicia (49.8%), la Policía (44.6%), el Congreso (40.9%), y la Dirección de Prevención de la Corrupción (33%)”. Il che la dice tutta. Se chi controlla è compare del controllato siamo a posto.
Senza arrivare al Brasile, già l’esempio della Colombia, i progressi per molti versi incredibili (e non solo di facciata) compiuti da Antanas Mockus e dai successivi sindaci di Bogotà, che hanno cambiato radicalmente e positivamente la capitale potrebbero, secondo me dovrebbero ispirare un cambio di direzione, una svolta epocale e davvero progressista.
E non vale dire che il Paese non è pronto, che il popolo bue non capirebbe.
È il solito alibi di comodo, di chi preferische che tutto rimanga com’è perché com’è è come gli conviene.
Possibile che in questo posto non ci sia un partito, un movimento, un gruppo, un quaccheccosa che esprima questo stesso mio sentire?
Indagherò.
Per il momento, non capisco.

Advertisements

3 Risposte

  1. Se questa volta sono stato troppo serio chiedo venia: vedrò di tornare ai toni consueti!

  2. Perchè sei andato via dall'italia per andare in un posto che sta diventando l'italia?

  3. Bella domanda. Avevo bisogno di un cambio, per una serie di ragioni. Questo posto ha i suoi lati positivi. Mi piace sperimentare, e la sfida di tornare in agenzia di pubblicità ma in un mercato nuovo e una lingua nuova mi intriga. Dura, ma ce la metto tutta. Se poi mi rompo, tra un po' cambio di nuovo… 😉

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: