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Falsi amici

Credo sia capitato a tutti, nella vita. Praticamente impossibile evitarli, anche con tutte le dovute accortezze.
L’esperienza insegna, è vero, epperò il nemico è sempre dietro l’angolo, pronto ad ingannarti.
E allora parliamone.
Italiano e spagnolo sono lingue molto simili, hanno una radice comune, ed è quindi facile incontrare parole che si somigliano, e che hanno lo stesso significato. Questo aiuta molto nella comprensione (quando non parlano a trecento all’ora) ed ovviamente nell’apprendimento.
Il problema è che proprio per questo uno magari si rilassa, si “allarga”, e rimane stupito e interdetto quando incappa in quello che comunemente si chiama “falso amico” (false friend in inglese), ovvero quei termini che in spagnolo sono uguali o simili ad altri italiani, e che invece hanno un significato completamente diverso.
Il caso secondo me più eclatante è quello di aceite, che in spagnolo significa olio (!) e non aceto, come si sarebbe naturalmente portati a pensare (l’aceto invece si chiama vinagre).
Rimanendo nel food, non vi arrischiate a chiedere in albergo a colazione dev’è il burro, perché significa asino; meglio optare per mantequilla.
Non vi dico la mia faccia quando a Cuba un cameriere mi servì un Cuba Libre e mi chiese se volevo un asorbente; mi è stato poi spiegato che trattavasi di cannuccia, e mi sono tranquillizzato.
Gli esempi sono tanti: la salida è l’uscita, la tienda è il negozio (mentre invece negocio indica l’affare, il business), il vaso è il bicchiere, largo significa lungo. E così via.
Ci sono anche casi curiosi: esposar in spagnolo vuol dire ammanettare, e probabilmente una ragione ci sarà.
Poi ci sono i termini spagnoli che magari non somigliano al corrispondente italiano, ma sono identici nel mio dialetto. Questi sono veri e propri amici: basti citare l’esparadrapo (cerotto o nastro adesivo per fermare i bendaggi) o il montòn, che è il mucchio (il che mi ricorda un urlo/richiamo comune nella mia infanzia: “u’ mundon!”) o ancora escampar, che si usa quando la pioggia si ferma, ossia quando scampa, per l’appunto.
Mi fermerei qui, ma non posso proprio chiudere senza citare il caso più eclatante e divertente di corrispondenza tra foggiano e spagnolo (spagnolo caraibico per quel che so, ma accetto correzioni).
A Cuba scoprii che il pene si chiama pinga, e ho riso come un cretino per almeno un’ora (mentre la giovane mi guardava con stupore ed un certo raccapriccio).
Le ragioni di questa incredibile coicidenza linguistica mi sono tutt’ora ignote.
Ogni contributo (serio e costruttivo) è il benvenuto.  🙂

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